"Ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male" (F. W. Nietzsche)


"La sovranità appartiene al popolo" (Articolo 1, comma b)

17.12.2012 13:20

 

Il popolo italiano è un animale affamato di leader del pensiero. Quando Mister B sostiene che siamo nella stessa situazione di 18 anni fa non si può che concordare: ancora una volta le parole più ricorrenti sono conflitto d'interessi, par condicio, assalto mediatico e potere della magistratura. Manca solo il "lo giuro sui miei figli". In questo cospicuo lasso di tempo, però, nessuna delle eccelse menti tra quelle che hanno detenuto il potere legislativo da noi demandato è stata in grado di risolvere tali annose questioni. E in più ci hanno regalato la recessione e il governo tecnico e che ora tutti rinnegano. Però poi gli chiedono di rimanere. A che gioco stiamo giocando?

 

Troppo facile fare del populismo su questi argomenti, ma altrettanto facile togliere gli scheletri dagli armadi a ogni campagna elettorale per poi richiuderli tal quali, dopo una bella spolverata, a primavera inoltrata. Verosimilmente il panorama partitico che si delineerà in vista delle urne di febbraio sarà composto da un centro formato da Fini e Casini e pressoché assente se non confortato da qualche novità "confindustriale". Leggermente più a sinistra, Pierluigi Bersani che, ancora una volta, dovrà fare i conti con un'alleanza trasversale per riuscire ad avere solidità numerica, la quale - come è ben noto - non si traduce in efficacia governativa. Dall'altro lato, il dinosauro di Berlusconi (così ha definito lui stesso, senza troppe speranze, la risurrezione - o il "de profundis" -di un Popolo che di Libertà ha solo il nome) alle prese col dilemma: essere moderati con Monti o fondamentalisti con Maroni? Infine, il terzo polo dei "Grillo boys", dove voti Grillo ma lui non si candida però decide alla maniera di Luigi XIV. E per molti va più che bene.

 

Le prossime elezioni saranno dunque un gran bel banco di prova per l'Italia: saremo ancora vittime della sete di parole carismatiche o riusciremo finalmente a votare un partito per il suo programma e non per il suo capo? Certo è che la risposta è scontata se ancora si parla di Barbara D'Urso sulle prime pagine dei quotidiani, raccontando contenuti di una trasmissione che in pochi guardano e in ancor meno seguono.

 

Unica speranza: prendere esempio dal Premio Oscar Roberto Benigni. Non come leader, beninteso (la battuta di scontato cinismo sarebbe: "di persone che fanno ridere in politica ce ne sono già troppe" ma non mi piace pensarla così) bensì come suggerimento: rileggiamo la Costituzione (http://www.governo.it/Governo/Costituzione/principi.html)La sovranità appartiene al popolo. Se ci piace, forse lì troveremo la risposta per scegliere chi potrà rappresentare la nostra fede politica (non solo partitica) nella repubblica parlamentare. Perché lo Stato siamo noi.

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