"Ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male" (F. W. Nietzsche)


Sant'Antimo e le soluzioni alternative all'abbattimento

18.11.2009 17:09

 Abusivismo. La seconda metà del mese di ottobre è stata tutta intrisa per l’area a nord di Napoli di una pletora di notizie in merito alle costruzioni illegali.

 

Il giorno dopo il caso “Puff Village” di Giugliano, infatti, in una lettera inviata a Il Mattino, un gruppo di abitanti di Sant’Antimo ha fatto scaturire una riflessione sociale. “Vi inviamo questa richiesta di aiuto per evitare l'abbattimento dell'immobile costruito abusivamente nel 1997 e terminato nel 2001” si legge nel testo, il cui contenuto spiega come, nonostante la possibilità di condonare, gli abitanti dell’edificio non abbiano saldato il proprio debito entro i termini previsti. Semplice quanto disarmante la motivazione fornita da Samantha, madre di un bambino di 15 mesi, residente nello stabile: “Il terreno su cui sorge l’immobile abusivo è di proprietà di mio suocero, il quale, al momento del condono, non aveva il credito necessario per presentare regolarmente la domanda. Quando ne ha, poi, avuto la possibilità, la pratica gli è stata rifiutata”. Lasciandosi andare all’ira Samantha conclude: “Eppure i soldi se li sono tenuti” e si chiede retoricamente: “Come mai?”.

A questa interrogazione il Comune di Sant’Antimo sembrerebbe, però, avere già risposto un anno fa con l’intimidazione di sfratto e l’ingiunzione di 14.400 euro da versare per ciascun appartamento. Ma tutto è ancora fermo lì, quale conseguenza della dichiarazione rilasciata proprio in quei giorni dall’Assessore regionale all’Urbanistica, Gabriella Cundari: “Non c’è un centesimo per gli abbattimenti”. Oggi la preoccupazione è diversa. La Regione Campania ha, infatti, affermato negli ultimi tempi che intende riprendere le demolizioni delle costruzioni abusive. Nell’occasione di un recente Protocollo d’intesa firmato con la Provincia di Caserta per combattere l’abusivismo edilizio, la Cundari è tornata sull’argomento: “Le case abusive spesso non sono sicure; quelle abbattute a Casalnuovo, ad esempio, erano bellissime ma sotto le ruspe sono cadute come fogli di carta”.

 

È già scritta l’ultima parola? Lo scopriremo. Sta di fatto che il Comune ha recentemente preferito altre soluzioni all’abbattimento, restituendo lo scorso 16 ottobre alla comunità i beni che appartenevano alle liste degli “illegali”, sebbene per questioni legate a vicende camorristiche. Si tratta di un immobile risalente alla fine degli anni ’80, confiscato al clan Puca all’inizio del decennio successivo, quando a guidare la città era il Sindaco pidiessino, Santo Carlea. Oggi, a quasi 20 anni di distanza, il palazzo, sito in viale Michelangelo, è divenuto per metà di proprietà del Comune e, per l’altra metà, del Ministero degli Interni, il quale ne ha destinato l’uso alla realizzazione di alloggi per i Carabinieri presenti in città. A segnare l’evento, è stata la cerimonia d’inaugurazione, presieduta dal Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, già Primo Cittadino del paese alla periferia nord del capoluogo campano e dal Sindaco di Sant’Antimo, Francesco Piemonte, il quale ha affermato: “La parte dello stabile acquisita dal Comune sarà utilizzata per la realizzazione di una casa famiglia o di un centro diurno per i diversamente abili. Abbiamo già presentato in Giunta un piano che, credo, tra pochi giorni ne consentirà la realizzazione”. Stoico il commento di Cesaro: “è un momento di fondamentale importanza per la crescita sociale e culturale del paese, a dimostrazione che le Istituzioni sono presenti e vicine ai cittadini”.

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